LA CASA DELLO SCRITTORE

 

Il progetto più importante che impegna più di tutti alacremente “Poesia attiva” è adesso quello per la realizzazione a Torino di una “casa dello scrittore”.

 

 

In estrema sintesi, l’idea consiste nell’individuare una foresteria, con annessi uffici e sala riunioni, per ospitare poeti e scrittori provenienti da tutta Europa, nel corso di soggiorni della durata media di una decina di giorni.

In pratica, l’ospitalità offerta sarà contraccambiata dallo scrittore o dal poeta, con la sua disponibilità a partecipare a conferenze o incontri con le realtà culturali del territorio, durante il soggiorno, nonché con l’impegno a un richiamo espressamente ed esplicitamente dedicato a Torino in una delle sue opere successive.

L’immagine di Torino è ancora inferiore alle sue potenzialità” – diceva Emilio Gay a Giuseppe Puppo, in un’intervista pubblicata sul “Secolo d’Italia” del 24 novembre 2001- “…La casa diventerebbe un punto di riferimento creativo e palpitante per la città e diventerebbe un punto di riferimento anche culturale a dimensione nazionale e internazionale, potendo creare per di più una rete di iniziative intorno ad esse, come attività di consulenze editoriali e una scuola di traduzione

 

Che la cupa Torino, terra avara di poesia, abbandonando piano piano la propria vocazione industriale, diventi non solo luogo di cultura, ma anche città della poesia, come nella brevissima stagione di Guido Gozzano?” – si chiedeva Giorgio De Rienzo sul “Corriere della sera” del 25 novembre 2001.

In quegli stessi giorni, Pietrangelo Buttafuoco rilanciava con stupore sul settimanale “Amica” la proposta di “Poesia attiva”, notandone la novità e le potenzialità, oltre a sottolineare l’adesione di Giuseppe Conte e Stefano Zecchi.

 

Si aggiungerà quella massima di Mario Luzi, che dichiarerà addirittura di essere pronto a fungere da testimonial all’iniziativa.

Infatti, la notizia ha avuto vasta eco sulla stampa: ne hanno parlato, oltre alle testate citate prima, e le emittenti radiofoniche e televisive locali, le agenzie Ansa e Agi; il TG3 Rai; il GR2 Rai ( con un’intervista di Gianfranco De Turris a Emilio Gay); i quotidiani “La Stampa”, “La repubblica”, “Il Giornale”; il settimanale “Il Borghese”.

Nei mesi seguenti è stata formulata una più completa articolazione della proposta, in particolar modo per l’aggiunta di un ufficio-scuola per traduttori letterari, nonché di un ufficio-consulenza per i rapporti con le case editrici e le aziende editoriali.

 

A febbraio 2002 si tiene un convegno ad hoc al Piccolo Regio di Torino, con la partecipazione, fra gli altri, della poetessa Maria Luisa Spaziani, dello storico Angelo D’Orsi, del sociologo Filippo Barbano e di Monsignor Franco Peradotto.

Tutti, sia pur con accenti e impostazioni diverse, si sono detti della bontà dell’ iniziativa, portando al tempo stesso il proprio contributo teorico e assicurando la successiva disponibilità personale.

Significativamente in tale occasione raccomandava ai promotori Filippo Barbano nel corso della sua relazione: “La Casa dello scrittore non deve cadere nella diatriba dagli effetti rovinosi della contrapposizione della cultura di destra e cultura di sinistra...deve invece far parte di una cultura emancipata dalle ideologie, e che non sia sovradeterminata da intellettuali spesso supponenti, e più spesso ancora conformisti”.

 

Gli esempi all’estero non mancano”- scriveva su “Torino sette” de “La stampa” del 12 aprile 2002 Dada Rosso, parlando di Labate quale “portavoce e paladino” di questa idea “Senza rifarsi alle mitiche pagine de ‘Il Maestro e Margherita’, basta pensare ai castelli di Hawthorn in Scozia, dove i poeti, dopo una giornata di lavoro solitario, hanno l’opportunità di incontrarsi a cena per discutere, leggere, confrontarsi…La poesia è il più delle volte intimista e assolutamente privata, ma può esprimersi in forme attive e collettive, fatta salva l’individualità di ogni singolo artista”.

Emilio Gay ha impegnato tutto sé stesso nell’avviare i passi necessari alla pratica realizzazione.

Nel maggio 2002 ha presentato il progetto alla Commissione Cultura del Comune di Torino, che l’ha esaminato e ha dato parere favorevole all’unanimità.

Così faceva il punto della situazione lo stesso Emilio Gay, intervistato da Renzo Ozzano su “Torino cronaca” del 22 maggio 2002 alla Fiera del Libro, in compagnia di Vittorio Sgarbi:

Finalmente il progetto sta decollando. Lo abbiamo portato in commissione cultura del consiglio comunale, che lo ha approvato e ha promesso finanziamenti.

Inoltre con la Regione teniamo, da tempo, proficui contatti per garantirci il sostegno finanziario. Infine, abbiamo avuto segnali positivi anche dalle fondazioni bancarie”.

 

I proficui contatti di cui parlava Emilio Gay si concretizzano in quello che rimane l’atto formale risolutivo.

Viene infatti preparata e presentata una apposita proposta di legge della Regione Piemonte, firmata da tutti i capigruppo della maggioranza.

(Ennio Galasso primo firmatario e Antonello Angeleri, Marco Botta, Valerio Cattaneo, Oreste Rossi, Roberto Vaglio)

 

Ne riportiamo qui di seguito il testo completo.

 

 


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