CONVEGNO MARIO LUZI E LA POETICA DELLA VISIONE

20 novembre 2005, Teatro Juvarra, Torino

 

La poesia rappresenta una risposta radicale allo scandalo della morte. Morto, il poeta continua a vivere nella voce che suscita, nella fuga del tempo, infiniti mondi ed esemplari destini. Per questa ragione, si sarebbe potuto apporre a questo convegno, seguendo illustri precedenti, il titolo “Mario Luzi vivant”.

Egli lo è in molti sensi, perché ha rappresentato l’ansia metafisica di dare una giustificazione alla speranza di oltrepassare il disagio dell’esistenza, che percorre tutto il Novecento, non attraverso vane utopie, ma rendendo atto dell “onore del vero”. Per realizzare questo progetto, ha utilizzato lo straordinario strumento della visione.

È il tema che accompagna l’intera sua opera dall’iniziale adesione all’ermetismo sino agli ultimi approdi, dove la poesia si coniuga intensamente alle istanze ultime del sapere. È un vero e proprio itinerario orientato alla ricerca del vero, a cui la bellezza dà piede ed ali.

Questa comprensione della realtà è mediata dalla “pietà” verso le creature, nel segno di una concezione cristiana della vita, affermata al di là di ogni confessionalismo. La poesia di Luzi, così ricca di pensiero, s’impone al di là delle mode e dei dettami delle scuole. Di fronte alle sofferenze della storia, si leva nell’interiorizzazione della parola, la trascendente sopravvivenza del valore e della dignità dell’umano operare.

È da rintracciare qui la risposta che Mario Luzi ha dato al nichilismo e che costituisce il suo straordinario lascito. Nella sua opera il poeta è per eccellenza lo “scriba”, colui che ritrascrive non solo le proprie esperienze, ma anche quelle altrui, facendosi il loro testimone. In questa avventura non può essere imparziale: deve scendere nella mischia, nel “magma”. Per potere indicare aperture oltre il proprio tempo deve aderirvi sino in fondo.

Questa configurazione problematica della realtà storica emerge, in tutta la sua terribile forza, nel Novecento, il “secolo della controversia”. Per comunicare, occorre aprire la visione a questo fuoco vivo. Il passaggio in Luzi dalla forma puramente lirica della poesia ad una più estesa narratività sembra ubbidire ad un obbligato allargamento della comunicazione per oltrepassare l’altro scoglio della coscienza contemporanea: il solipsismo. In questo tentativo si fa strada la “naturalezza” del dire poetico contro il “cronachismo” dei neorealisti e la “frenesia” dell’avanguardismo, sia letterario che politico. Con questo progetto Luzi si è messo in cammino per realizzare una mirabile sintesi della natura e della storia: discepolo dell’unità ha colto il pericolo della divisione.

Ecco in sintesi i probanti motivi che hanno sollecitato la Poesia Attiva a proporre, per il corrente anno un convegno su Mario Luzi. Il tema della “visione” è parso, nell’ampio ventaglio delle sue applicazioni, sintetizzare l’orientamento costante della sua attività poetica. Nel suo orizzonte si può scorgere non solo lo slancio liberatorio dal “affanno inesplicato” del vivere, ma, ancora più in profondità, un organo di rivelazioni. Ma c’è ancora un’altra ragione, sia pure più contingente, della scelta del presente tema. Mario Luzi ha partecipato ad un convegno precedente della Poesia Attiva, dove ha svolto una relazione sui rapporti tra la poesia e la libertà. In questa circostanza, al teatro Juvarra di Torino, sempre per iniziativa della Poesia Attiva, è stato presentato, con una tecnica di montaggio, il testo teatrale di Luzi: Ipazia. Al di là di questo commosso ricordo, è quasi un dovere per chi si occupa di poesia, tributare un omaggio all’opera di un poeta che ha attraversato un intero secolo con la quieta umiltà ed il generoso orgoglio dei creatori.

La sua scomparsa ci obbliga a considerarne compiuta l’opera. Ma questo compimento non naufraga nell’offesa della contingenza. Ha il segno “terrestre e celeste” di un “viaggio”, come Luzi ebbe a dire del suo Simone Martini. L’eco viene da lontano: è la ricerca della nostra “cara patria”, di cui parla, con voce straordinariamente attuale, Plotino.

Seguendo lo schema generale dei convegni precedenti, anche per quest’anno si propongono due momenti diversi: interventi esplicativi e tavola rotonda su vari aspetti del tema proposto accompagnati da dibattito pubblico, e letture di poesie corredate da azioni teatrali e musica. L’arco del convegno comprenderà il pomeriggio del sabato 19 novembre 2005 e l’intera giornata della domenica 20.

 

Relatori:

  • Guglielmo Gallino - Docente di Filosofia, Torino;

  • Nicola Vacca - Giornalista, Torino;

  • Ennio Cavalli - Giornalista, Torino;

  • Tommaso Kemeny - Docente di letteratura italiana e scrittore;

Coordinamento spettacolo:

 

Anna Cuculo - regista e attrice.

 

Il professor Guglielmo Gallino nella sua relazione introduttiva

 

Il poeta Tomaso Kemeny sul palcoscenico del Teatro Juvarra

 

Sabina Negri durante la premiazione del concorso di poesia


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