VITTORIO ALFIERI
L’ispirazione religiosa nel Saul
di
Claudio Sciaraffa
Vittorio Alfieri è sicuramente ai
vertici della letteratura italiana del 700. E’ l’uomo che ha
rinnovato il teatro italiano rilanciandolo in tutta Europa grazie
alla continua ricerca di un nuovo verso tragico, un verso scabro,
tagliente, duro, lontano da quella musicalità arcadica dalla quale
Alfieri è sempre fuggito.
Non è facile, però, parlare di Alfieri
in un convegno dedicato alla poesia religiosa. La sua vita,
trascorsa in viaggio da città a città, sempre a caccia di emozioni,
il suo fervore politico rivoluzionario prima, antirivoluzionario
dopo, l’ostilità verso qualsiasi forma di tirannide e il suo
profondo senso di libertà, hanno creato un personaggio letterario
lontano dall’esperienza religiosa. In gioventù è stato anche
accusato da Antonio Martini, arcivescovo di Firenze, per la sua
relazione sentimentale con la contessa d’Albany perché era una donna
sposata; possiamo ricordare anche le critiche che il gesuita Arteaga
ha rivolto ad uno dei suoi capolavori teatrali, la “Mirra”, per il
tragico rapporto dell’umanità con la divinità, e per aver sempre
scelto la morte come unico strumento per il superamento delle
esitazioni, dei compromessi, delle ingiustizie e delle viltà.
Nonostante tutto questo, però, ritengo
che la figura di Alfieri meriti di essere trattata anche all’interno
di una tematica come questa. Non possiamo dimenticare che la
tragedia più importante, quella che ha ottenuto i maggiori successi,
l’unica ad essere apprezzata e messa in scena in Germania da Gothe
in persona, fu il “Saul”.
Saul è Re di Israele, la sua storia è
contenuta nell’Antico Testamento. È proprio leggendo questi passaggi
biblici (dal primo libro di Samuel, capitoli XVI – XXXI) che Alfieri
viene colto da una ispirazione, come l’ha definita lui stesso,
“calda e incalzante”. Ed infatti, esempio unico nelle tragedie
alfieriane, è stata ideata, scritta e verseggiata in soli quattro
mesi. Saul è il personaggio a cui Alfieri è più legato, poiché,
leggiamo sempre nella sua autobiografia, è un personaggio in cui “vi
è di tutto, di tutto assolutamente”.
Perché Alfieri vede in Saul un grande
personaggio tragico? Alfieri ha raccolto dall’Antico Testamento
alcuni tratti della vita di Saul e li ha accentuati per dare loro un
maggiore risalto tragico: l’eroe al tramonto, la gelosia verso
David, il giovane eroe, i continui cambi di umore, il suicidio per
non cadere nelle mani dei filistei.
Leggiamo alcuni passaggi della Bibbia
e confrontiamoli poi con alcuni versi della tragedia.
Saul è un re abbandonato dal Signore.
Dio, con il tramite di Samuele, aveva già unto il futuro re di
Israele, David. Il giovane David entra nelle grazie di Saul, perché
in grado di placare il suo spirito malvagio suonando soavemente
l’arpa. Leggiamo un passo della Bibbia:
Ma lo Spirito del Signore si ritirò da
Saul, e uno spirito malvagio, mandato dal Signore, lo tormentava. E
i servi di Saul gli dissero: Ecco che uno spirito malvagio, mandato
da Dio, ti tormenta. Comandi il signor nostro, e i tuoi servi che
stanno davanti a te, cercheranno un uomo, che sappia suonar l’arpa,
affinché quando lo spirito malvagio, mandato dal Signore, ti avrà
investito, egli suoni colla sua mano, e tu ne risenta alleviamento.
[…] E David venne da Saul, e si presentò dinanzi a lui: ed egli lo
amò grandemente, e David fu fatto suo scudiere. […] Ogni volta
pertanto che lo spirito malvagio mandato dal Signore, investiva
Saul, David prendeva l’arpa, e la sonava colla mano, e Saul si
riaveva, e stava meno male: perché lo spirito malvagio si ritirava
da lui.
David diventerà molto amico del figlio
di Saul, Gionata, e più tardi ne sposerà la figlia, Michol. Saul
passerà da un sentimento di stima e affetto per David ad un
sentimento di profonda gelosia che lo porterà anche, e più volte, ad
attentarne la vita. Leggiamo:
Or quando David tornava, dopo ucciso
il Filisteo, le donne uscirono fuori da tutte le città di Israele,
cantando, e menando danze incontro al re con tamburi di letizia, e
con sistri. E le donne cantavano giocando e dicendo: Saul ne uccise
mille e David diecimila. Or Saul ne ebbe sdegno grandissimo, e
questo discorso spiacque ai suoi occhi, e disse: Ne hanno dati
diecimila a David e ne hanno dati mille a me: che più gli manca
fuori del solo regno? Saul pertanto da quel giorno in poi non
guardava più David di buon occhio.
Ma il girono appresso lo spirito
malvagio, mandato da Dio, invase Saul, ed egli profetava in mezzo
della sua casa: e David sonava colla mano come soleva fare ogni dì;
e Saul aveva una lancia in mano, e la lanciò, credendo di poter
conficcare David nella parete: ma David si schivò dal cospetto di
lui per due volte. E Saul ebbe timore di David, perché il Signore
era con David, e si era ritirato da lui.
David invece, eroe giovane, forte, più
volte risparmierà la vita al re. Leggiamo ora il commovente
passaggio in cui Saul riconosce l’innocenza di David:
E Saul disse: Ho peccato: torna figlio
mio David: perocchè io non ti farò più alcun male: giacché l’anima
mia oggi è stata preziosa ai tuoi occhi: è manifesto infatti, che io
ho agito stoltamente, ed ho ignorato molte troppe cose. E David
rispose, e disse: Ecco la lancia del re: passi qua uno dei servi del
re, e la prenda. Ma il Signore renderà ad ognuno secondo la sua
giustizia e fedeltà: perocchè il Signore ti diede oggi nella mia
mano, e io non ho voluto stendere la mia mano contro il cristo del
Signore. E come la tua anima è stata oggi innalzata ai miei occhi,
così sia innalzata la mia anima agli occhi del Signore, ed egli mi
liberi da ogni angustia. Saul adunque disse a David: Benedetto sii
tu figlio mio David: e per certo farai fatti grandi, e sarai
grandemente potente. E David se ne andò al suo cammino, e Saul tornò
a casa sua.
Leggiamo un ultimo brano che narra la
fine di Saul, che si toglie la vita pur di non dare questa
soddisfazione ai Filistei che, tra i monti di Gelboe, hanno
sconfitto le truppe di Israele:
Ora i Filistei combattevano contro
Israele; e gli uomini di Israele fuggirono davanti ai Filistei, e
caddero morti sul monte Gelboe. E i Filistei si gettarono contro
Saul e contro i suoi figli, e percossero Gionata e Abinadab e
Melchisua, figli di Saul, e tutto il peso della battaglia si volse
contro Saul, e gli arcieri lo inseguirono, e fu gravemente ferito
dagli arcieri.
E Saul disse al suo scudiero: Sfodera
la tua spada e colpiscimi: che talora non vengano questi
incirconcisi, e mi uccidano e mi scheriniscano. E lo scudiero non
volle: perché era in preda ad un troppo grande terrore. Perciò Saul
afferrò la spada e vi si gettò sopra.
Questi sono i grandi temi che
colpiscono Alfieri: il confronto tra un eroe al tramonto, dal
passato glorioso e un eroe giovane, l’uccisore di Golia, così come
una lunga tradizione di pittori, scultori, poeti, lo aveva portato
fino al 700. Il tema della gelosia, dei continui cambi di umore di
Saul, che passa dalla nostalgia del passato all’ira nei confronti
dei figli, dal riconoscimento del valore e della fedeltà di David al
timore di essere scalzato dallo stesso. David obbedisce, e
nell’obbedire sta il suo eroismo, Saul si ribella e nella ribellione
è la sua tragedia.
Alfieri, come già aveva fatto per
altre tragedie, usa la fonte storica come base d’ispirazione ma si
sente sempre libero di modificare il soggetto per ottenere una
maggiore resa teatrale. Non dimentichiamoci inoltre che a quel tempo
non era possibile eludere il rispetto delle cosiddette unità
aristoteliche: l’azione, cioè, per fungere da soggetto teatrale,
doveva svolgersi in 24 ore ed in un unico spazio. Unità che
cominceranno ad essere violate da un altro grande delle letteratura
italiana, Alessandro Manzoni, noto infatti per la sua scrupolosa
fedeltà alla storia. Alfieri doveva ambientare la sua tragedia in un
unico posto, ed in un solo giorno; è ovvio, quindi, che non avrebbe
potuto rappresentare i fatti così come narrati dalla Bibbia. Ha
scelto dunque un luogo: il campo di battaglia tra i monti di Gelboe,
esercito di Israele contro i Filistei, e ha scelto un giorno: quello
della disfatta di Israele. L’azione comincia all’alba, e finirà
all’alba del giorno dopo. In questo giorno David verrà nel campo di
Israele per prestare il suo aiuto, con grande felicità dei figli di
Saul (tra cui la sua sposa Micol) e qui si scontrerà con il vecchio
re, abbandonato da Dio e perseguitato da fantasmi impietosi. Saul è
dipinto da Alfieri quasi come un folle, ma il concetto di follia,
qui, è quello dantesco, e cioè la follia che colpisce gli uomini che
troppo vogliono e non accettano i limiti della condizione umana.
Leggiamo alcuni passaggi della
tragedia.
I versi che si propongono di seguito
rivelano i continui cambiamenti negli stati d’animo di Saul, dal
rapporto di amore-odio con i figli:
I figli miei,
Ch’amo pur tanto, le più volte all’ira
Muovonmi il cor, se mi accarezzan…
all’amore-odio con David:
David? Io l’odio… ma, la propria
figlia
Gli ho pur data in consorte… ah, tu
non sai.
dalla lontananza da Dio:
Vedi, se è fatta
Vedova omai di suo splendor la casa
Di Saul; vedi, se omai Dio sta meco.
E al Signor laudi… Al Signor io?… Che
parlo?…
Ferro ha gli orecchi alla mia voce
Iddio…
dai tremendi sogni che lo
perseguitano, sogni in cui Dio gli strappa la corona per porgerla a
David:
ei mi strappa
La corona dal crine; e al crin di
David
Cingerla il vuol.
eppure, nello stesso sogno, David si
rifiuta di ricevere la corona, aumentando così i continui dubbi di
Saul sulla fedeltà o meno del giovane eroe:
Oh David mio! tu dunque obbediente
Ancor mi sei? genero ancora? e figlio?
E mio suddito fido? e amico?…
Nel confronto diretto tra Saul e
David, nella scena terza dell’atto secondo, il vecchio re accuserà
di superbia David, dimostrando così la sua profonda gelosia:
Ma, di superbia cieco, osasti poscia
Me dispregiar; sovra di me innalzarti:
Furar mie laudi, e ti vestir mia luce
E s’anco io re non t’era, in guerrier
nuovo,
Spregio conviensi di guerrier canuto?
Tu magnanimo in tutto, in ciò non
l’eri.
Un altro passaggio importante riguarda
la strage dei sacerdoti ordinata da Saul; uno di questi, Achimelech,
porta al re la parola del Signore, e gli dirà anche:
E tu, che sei? re della terra sei:
Ma, innanzi a Dio, chi re? – Saul,
rientra
In te; non sei, che coronata polve. –
Saul rimane fermo nel suo proposito e,
anzi, condannerà a morte lo stesso Achimelech, il quale, prima di
morire, dirà:
D’Iddio
Parlate all’empio ho l’ultime parole,
E sordo ei fu: compiuto egli è il mio
incarco:
Ben ho spesa la vita.
Dopo aver rinunciato all’aiuto di
David, all’affetto dei figli, al conforto dei sacerdoti, Saul si
ritrova, alla fine del penultimo atto, completamente solo, ed in un
commovente monologo pronuncerà due versi che sottolineano la sua
solitudine fisica e morale:
Sol, con me stesso, io sto. Di me
soltanto,
(Misero re!) di me solo io non tremo.
Di passi meravigliosi in questa
tragedia ve ne sono molti, ma per continuare il parallelismo con i
passi letti prima dell’Antico Testamento, leggiamo le battute finali
della tragedia, quando Saul, davanti alla morte in battaglia del
figlio Gionata, e davanti alla sconfitta del suo esercito, riconosce
le sue colpe, fa di tutto per mettere in salvo sua figlia Micol e si
toglie la vita, solo sul campo di battaglia espugnato ormai dai
Filistei.
Atto Quinto
Scena Quarta
SAUL
Gionata, e i figli miei… fuggono
anch’essi?
Mi abbandonano?…
ABNER
Oh cielo… I figli tuoi…
No, non fuggiro… Ahi miseri!
SAUL
T’intendo:
Morti or cadono tutti…
MICOL
Oimè!… i fratelli?…
ABNER
Ah! Più figli non hai.
SAUL
Ch’altro mi avanza?…
Tu sola omai, ma non a me, rimani.
Io da gran tempo in cor già tutto ho
fermo:
E giunta è l’ora. – Abner, l’estremo è
questo
De’ miei comandi. Or la mia figlia
scorgi
In sicurtà.
MICOL
No padre; a te dintorno
Mi avvinghierò: contro a donzella il
ferro
Non vibrerà il nemico.
SAUL
Oh figlia!… Or, taci:
Non far ch’io pianga. Vinto re non
piange.
Abner, salvala, va: ma se pur mai
Ella cadesse infra nemiche mani,
Deh! Non dir, no, che di Saulle è
figlia;
Tosto di’ lor, ch’ella è di David
sposa;
Rispetteranla. Va; vola…
Scena Quinta
SAUL
Oh figli miei… - Fui padre –
Eccoti solo, o re; non un ti resta
Dei tanti amici, o servi tuoi. – Sei
paga,
D’inesorabil Dio terribil ira? –
Ma, tu mi resti, o brando: all’ultim’uopo
Fido ministro, or vieni. – Ecco già
gli urli
Dell’insolente vincitor: sul ciglio
Già lor fiaccole ardenti balenarmi
Veggo, e le spade a mille… - Empia
filiste,
Me troverai, ma almen da re, qui…
morto. –
Il suicidio di
Saul, nella visione tragica di Alfieri, non è l’atto di un superbo
indomito, e neppure un sacrificio espiatorio, ma è un gesto regale,
coerente con la sua ritrovata dignità di uomo e di re.
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