POESIA RELIGIOSA DEL SETTECENTO

Torino, 17 dicembre 2006

 

POESIA RELIGIOSA DEL SETTECENTO

Domenica 17 dicembre 2006, ore 10.00 – 12.00

CHIESA dei SS. MARTIRI Via Garibaldi, 25 Torino

PROGRAMMA INVITO

Con il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino

 

Nella società italiana del Settecento, mentre tra le élites si diffondono le nuove idee razionaliste, la chiesa tridentina opera soprattutto negli spazi della pietà popolare. La cultura illuminista non è in grado di sostituire l’ambito della sensibilità, dell’emotività, del misticismo che più corrispondono all’autentica religiosità popolare, che si riconosce nella devozione e nel culto collettivo, nelle processioni, nelle feste, nella via crucis. Di fronte ai profondi interrogativi della vita, solo l’esperienza religiosa, infatti, poteva offrire risposte; al dramma del dolore non la “civiltà dei Lumi”, ma la fede cattolica dava riparo e consolazione.

Marcello CROCE

APERTURA DEI LAVORI

GIUSEPPE GIORDANO S.J. - BRUNO LABATE

 

RELATORI

MARCELLO CROCE

Poesia e religiosità del Settecento

 

CLAUDIO SCIARAFFA

Il Saul di Vittorio Alfieri

 

CHIUSURA DEI LAVORI

ARMANDO SANTINATO

 

ORGANO

Stefano ROSSO

 

ATTORI

Arnolfo BARTOLO, Michele BONAPACE, Victoria CANIGGIA; Maria Anna D’ANTUONO, Paola GALLIANO, Luca LACONI, Silvia LACONI; Chiara MORRONE, Giuseppe MORRONE, Iolanda RIGO.

 

DIRETTORE ARTISTICO

Armando SANTINATO

 

ORGANIZZAZIONE

Antonio MELILLO, Claudio SCIARAFFA

Per info: Cell. 338 1534427- Fax 011 5561678  poesiattiva@libero.it

VITTORIO ALFIERI

L’ispirazione religiosa nel Saul

 

di

Claudio Sciaraffa

 

 

Vittorio Alfieri è sicuramente ai vertici della letteratura italiana del 700. E’ l’uomo che ha rinnovato il teatro italiano rilanciandolo in tutta Europa grazie alla continua ricerca di un nuovo verso tragico, un verso scabro, tagliente, duro, lontano da quella musicalità arcadica dalla quale Alfieri è sempre fuggito.

Non è facile, però, parlare di Alfieri in un convegno dedicato alla poesia religiosa. La sua vita, trascorsa in viaggio da città a città, sempre a caccia di emozioni, il suo fervore politico rivoluzionario prima, antirivoluzionario dopo, l’ostilità verso qualsiasi forma di tirannide e il suo profondo senso di libertà, hanno creato un personaggio letterario lontano dall’esperienza religiosa. In gioventù è stato anche accusato da Antonio Martini, arcivescovo di Firenze, per la sua relazione sentimentale con la contessa d’Albany perché era una donna sposata; possiamo ricordare anche le critiche che il gesuita Arteaga ha rivolto ad uno dei suoi capolavori teatrali, la “Mirra”, per il tragico rapporto dell’umanità con la divinità, e per aver sempre scelto la morte come unico strumento per il superamento delle esitazioni, dei compromessi, delle ingiustizie e delle viltà.

Nonostante tutto questo, però, ritengo che la figura di Alfieri meriti di essere trattata anche all’interno di una tematica come questa. Non possiamo dimenticare che la tragedia più importante, quella che ha ottenuto i maggiori successi, l’unica ad essere apprezzata e messa in scena in Germania da Gothe in persona, fu il “Saul”.

Saul è Re di Israele, la sua storia è contenuta nell’Antico Testamento. È proprio leggendo questi passaggi biblici (dal primo libro di Samuel, capitoli XVI – XXXI) che Alfieri viene colto da una ispirazione, come l’ha definita lui stesso, “calda e incalzante”. Ed infatti, esempio unico nelle tragedie alfieriane, è stata ideata, scritta e verseggiata in soli quattro mesi. Saul è il personaggio a cui Alfieri è più legato, poiché, leggiamo sempre nella sua autobiografia, è un personaggio in cui “vi è di tutto, di tutto assolutamente”.

Perché Alfieri vede in Saul un grande personaggio tragico? Alfieri ha raccolto dall’Antico Testamento alcuni tratti della vita di Saul e li ha accentuati per dare loro un maggiore risalto tragico: l’eroe al tramonto, la gelosia verso David, il giovane eroe, i continui cambi di umore, il suicidio per non cadere nelle mani dei filistei.

Leggiamo alcuni passaggi della Bibbia e confrontiamoli poi con alcuni versi della tragedia.

Saul è un re abbandonato dal Signore. Dio, con il tramite di Samuele, aveva già unto il futuro re di Israele, David. Il giovane David entra nelle grazie di Saul, perché in grado di placare il suo spirito malvagio suonando soavemente l’arpa. Leggiamo un passo della Bibbia:

 

Ma lo Spirito del Signore si ritirò da Saul, e uno spirito malvagio, mandato dal Signore, lo tormentava. E i servi di Saul gli dissero: Ecco che uno spirito malvagio, mandato da Dio, ti tormenta. Comandi il signor nostro, e i tuoi servi che stanno davanti a te, cercheranno un uomo, che sappia suonar l’arpa, affinché quando lo spirito malvagio, mandato dal Signore, ti avrà investito, egli suoni colla sua mano, e tu ne risenta alleviamento. […] E David venne da Saul, e si presentò dinanzi a lui: ed egli lo amò grandemente, e David fu fatto suo scudiere. […] Ogni volta pertanto che lo spirito malvagio mandato dal Signore, investiva Saul, David prendeva l’arpa, e la sonava colla mano, e Saul si riaveva, e stava meno male: perché lo spirito malvagio si ritirava da lui.

 

David diventerà molto amico del figlio di Saul, Gionata, e più tardi ne sposerà la figlia, Michol. Saul passerà da un sentimento di stima e affetto per David ad un sentimento di profonda gelosia che lo porterà anche, e più volte, ad attentarne la vita. Leggiamo:

 

Or quando David tornava, dopo ucciso il Filisteo, le donne uscirono fuori da tutte le città di Israele, cantando, e menando danze incontro al re con tamburi di letizia, e con sistri. E le donne cantavano giocando e dicendo: Saul ne uccise mille e David diecimila. Or Saul ne ebbe sdegno grandissimo, e questo discorso spiacque ai suoi occhi, e disse: Ne hanno dati diecimila a David e ne hanno dati mille a me: che più gli manca fuori del solo regno? Saul pertanto da quel giorno in poi non guardava più David di buon occhio.

Ma il girono appresso lo spirito malvagio, mandato da Dio, invase Saul, ed egli profetava in mezzo della sua casa: e David sonava colla mano come soleva fare ogni dì; e Saul aveva una lancia in mano, e la lanciò, credendo di poter conficcare David nella parete: ma David si schivò dal cospetto di lui per due volte. E Saul ebbe timore di David, perché il Signore era con David, e si era ritirato da lui.

 

David invece, eroe giovane, forte, più volte risparmierà la vita al re. Leggiamo ora il commovente passaggio in cui Saul riconosce l’innocenza di David:

 

E Saul disse: Ho peccato: torna figlio mio David: perocchè io non ti farò più alcun male: giacché l’anima mia oggi è stata preziosa ai tuoi occhi: è manifesto infatti, che io ho agito stoltamente, ed ho ignorato molte troppe cose. E David rispose, e disse: Ecco la lancia del re: passi qua uno dei servi del re, e la prenda. Ma il Signore renderà ad ognuno secondo la sua giustizia e fedeltà: perocchè il Signore ti diede oggi nella mia mano, e io non ho voluto stendere la mia mano contro il cristo del Signore. E come la tua anima è stata oggi innalzata ai miei occhi, così sia innalzata la mia anima agli occhi del Signore, ed egli mi liberi da ogni angustia. Saul adunque disse a David: Benedetto sii tu figlio mio David: e per certo farai fatti grandi, e sarai grandemente potente. E David se ne andò al suo cammino, e Saul tornò a casa sua.

 

Leggiamo un ultimo brano che narra la fine di Saul, che si toglie la vita pur di non dare questa soddisfazione ai Filistei che, tra i monti di Gelboe, hanno sconfitto le truppe di Israele:

 

Ora i Filistei combattevano contro Israele; e gli uomini di Israele fuggirono davanti ai Filistei, e caddero morti sul monte Gelboe. E i Filistei si gettarono contro Saul e contro i suoi figli, e percossero Gionata e Abinadab e Melchisua, figli di Saul, e tutto il peso della battaglia si volse contro Saul, e gli arcieri lo inseguirono, e fu gravemente ferito dagli arcieri.

E Saul disse al suo scudiero: Sfodera la tua spada e colpiscimi: che talora non vengano questi incirconcisi, e mi uccidano e mi scheriniscano. E lo scudiero non volle: perché era in preda ad un troppo grande terrore. Perciò Saul afferrò la spada e vi si gettò sopra.

 

Questi sono i grandi temi che colpiscono Alfieri: il confronto tra un eroe al tramonto, dal passato glorioso e un eroe giovane, l’uccisore di Golia, così come una lunga tradizione di pittori, scultori, poeti, lo aveva portato fino al 700. Il tema della gelosia, dei continui cambi di umore di Saul, che passa dalla nostalgia del passato all’ira nei confronti dei figli, dal riconoscimento del valore e della fedeltà di David al timore di essere scalzato dallo stesso. David obbedisce, e nell’obbedire sta il suo eroismo, Saul si ribella e nella ribellione è la sua tragedia.

Alfieri, come già aveva fatto per altre tragedie, usa la fonte storica come base d’ispirazione ma si sente sempre libero di modificare il soggetto per ottenere una maggiore resa teatrale. Non dimentichiamoci inoltre che a quel tempo non era possibile eludere il rispetto delle cosiddette unità aristoteliche: l’azione, cioè, per fungere da soggetto teatrale, doveva svolgersi in 24 ore ed in un unico spazio. Unità che cominceranno ad essere violate da un altro grande delle letteratura italiana, Alessandro Manzoni, noto infatti per la sua scrupolosa fedeltà alla storia. Alfieri doveva ambientare la sua tragedia in un unico posto, ed in un solo giorno; è ovvio, quindi, che non avrebbe potuto rappresentare i fatti così come narrati dalla Bibbia. Ha scelto dunque un luogo: il campo di battaglia tra i monti di Gelboe, esercito di Israele contro i Filistei, e ha scelto un giorno: quello della disfatta di Israele. L’azione comincia all’alba, e finirà all’alba del giorno dopo. In questo giorno David verrà nel campo di Israele per prestare il suo aiuto, con grande felicità dei figli di Saul (tra cui la sua sposa Micol) e qui si scontrerà con il vecchio re, abbandonato da Dio e perseguitato da fantasmi impietosi. Saul è dipinto da Alfieri quasi come un folle, ma il concetto di follia, qui, è quello dantesco, e cioè la follia che colpisce gli uomini che troppo vogliono e non accettano i limiti della condizione umana.

Leggiamo alcuni passaggi della tragedia.

I versi che si propongono di seguito rivelano i continui cambiamenti negli stati d’animo di Saul, dal rapporto di amore-odio con i figli:

 

I figli miei,

Ch’amo pur tanto, le più volte all’ira

Muovonmi il cor, se mi accarezzan…

 

all’amore-odio con David:

 

David? Io l’odio… ma, la propria figlia

Gli ho pur data in consorte… ah, tu non sai.

 

dalla lontananza da Dio:

 

Vedi, se è fatta

Vedova omai di suo splendor la casa

Di Saul; vedi, se omai Dio sta meco.

 

E al Signor laudi… Al Signor io?… Che parlo?…

Ferro ha gli orecchi alla mia voce Iddio…

 

dai tremendi sogni che lo perseguitano, sogni in cui Dio gli strappa la corona per porgerla a David:

 

ei mi strappa

La corona dal crine; e al crin di David

Cingerla il vuol.

 

eppure, nello stesso sogno, David si rifiuta di ricevere la corona, aumentando così i continui dubbi di Saul sulla fedeltà o meno del giovane eroe:

 

Oh David mio! tu dunque obbediente

Ancor mi sei? genero ancora? e figlio?

E mio suddito fido? e amico?…

 

Nel confronto diretto tra Saul e David, nella scena terza dell’atto secondo, il vecchio re accuserà di superbia David, dimostrando così la sua profonda gelosia:

 

Ma, di superbia cieco, osasti poscia

Me dispregiar; sovra di me innalzarti:

Furar mie laudi, e ti vestir mia luce

E s’anco io re non t’era, in guerrier nuovo,

Spregio conviensi di guerrier canuto?

Tu magnanimo in tutto, in ciò non l’eri.

 

Un altro passaggio importante riguarda la strage dei sacerdoti ordinata da Saul; uno di questi, Achimelech, porta al re la parola del Signore, e gli dirà anche:

 

E tu, che sei? re della terra sei:

Ma, innanzi a Dio, chi re? – Saul, rientra

In te; non sei, che coronata polve. –

 

Saul rimane fermo nel suo proposito e, anzi, condannerà a morte lo stesso Achimelech, il quale, prima di morire, dirà:

 

D’Iddio

Parlate all’empio ho l’ultime parole,

E sordo ei fu: compiuto egli è il mio incarco:

Ben ho spesa la vita.

 

Dopo aver rinunciato all’aiuto di David, all’affetto dei figli, al conforto dei sacerdoti, Saul si ritrova, alla fine del penultimo atto, completamente solo, ed in un commovente monologo pronuncerà due versi che sottolineano la sua solitudine fisica e morale:

 

Sol, con me stesso, io sto. Di me soltanto,

(Misero re!) di me solo io non tremo.

 

Di passi meravigliosi in questa tragedia ve ne sono molti, ma per continuare il parallelismo con i passi letti prima dell’Antico Testamento, leggiamo le battute finali della tragedia, quando Saul, davanti alla morte in battaglia del figlio Gionata, e davanti alla sconfitta del suo esercito, riconosce le sue colpe, fa di tutto per mettere in salvo sua figlia Micol e si toglie la vita, solo sul campo di battaglia espugnato ormai dai Filistei.

 

          Atto Quinto

          Scena Quarta

 

     SAUL

Gionata, e i figli miei… fuggono anch’essi?

Mi abbandonano?…

 

     ABNER

Oh cielo… I figli tuoi…

No, non fuggiro… Ahi miseri!

 

     SAUL

T’intendo:

Morti or cadono tutti…

 

     MICOL

Oimè!… i fratelli?…

 

     ABNER

Ah! Più figli non hai.

 

     SAUL

Ch’altro mi avanza?…

Tu sola omai, ma non a me, rimani.

Io da gran tempo in cor già tutto ho fermo:

E giunta è l’ora. – Abner, l’estremo è questo

De’ miei comandi. Or la mia figlia scorgi

In sicurtà.

 

     MICOL

No padre; a te dintorno

Mi avvinghierò: contro a donzella il ferro

Non vibrerà il nemico.

 

     SAUL

Oh figlia!… Or, taci:

Non far ch’io pianga. Vinto re non piange.

Abner, salvala, va: ma se pur mai

Ella cadesse infra nemiche mani,

Deh! Non dir, no, che di Saulle è figlia;

Tosto di’ lor, ch’ella è di David sposa;

Rispetteranla. Va; vola…

 

            Scena Quinta

 

     SAUL

Oh figli miei… - Fui padre –

Eccoti solo, o re; non un ti resta

Dei tanti amici, o servi tuoi. – Sei paga,

D’inesorabil Dio terribil ira? –

Ma, tu mi resti, o brando: all’ultim’uopo

Fido ministro, or vieni. – Ecco già gli urli

Dell’insolente vincitor: sul ciglio

Già lor fiaccole ardenti balenarmi

Veggo, e le spade a mille… - Empia filiste,

Me troverai, ma almen da re, qui… morto. –

 

Il suicidio di Saul, nella visione tragica di Alfieri, non è l’atto di un superbo indomito, e neppure un sacrificio espiatorio, ma è un gesto regale, coerente con la sua ritrovata dignità di uomo e di re.


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