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I POETI MANTELLATI
GIANNI CHIOSTRI
Torinese, classe 1947.
Ha
avuto dal buon Dio, senza alcun merito, un dono prezioso: quello di
poter tradurre i suoi sogni, sensazioni e speranze disegnandoli sulla
carta con una matita. Ma, attenzione: il tutto con una spiccata vena
poetico-umoristica, e questo fin da bambino (un nonno scultore ed uno
inventore geniale han favorito la struttura del suo DNA).
La
prima timida mostra (al “Torchio” di Torino) a 25 anni: perché Chiostri
è lento, tutt’altro che tempista, insomma un motore diesel, di quelli
plantigradi di trent’anni fa. Sanguigne di sapore gotico (il nostro
sente richiami dal mondo germanico) e curiosi disegni con tratti solo
orizzontali, ben accolti.
Dagli anni Ottanta l’umorismo puro, in tavole e disegni, tende a
prevalere su tutto il resto: partecipazioni a manifestazioni,
collaborazioni e…TV. Una rete locale (Telecupole) lo lancia nell’87
quasi a sua insaputa (fan tutto gli altri, come sempre: Chiostri è un
pacco postale) e per alcuni anni è in video in programmi RAI, come
umorista della parola e del segno. Assapora il contatto col pubblico in
serate di “Umorismo e Musica”, dove accompagna quartetti d’archi
disegnando su lavagna luminosa: forse le sue cose più fresche e
originali.
Illustra libri, certo, e qualcuno di questi è interamente suo,
umoristicamente monotematico.
“La
mia grande forza è non aver mai capito niente”, afferma con
convinzione, volendo piacere, certo, ma pure credendo di essere sincero.
Mostre quasi tutte personali. Dal ’73 all’84, ininterrottamente, una
all’anno (o poco più): soprattutto sanguigne e disegni al tratto
(b/nero): Torino, Valenza Po, Mondovì, Cerignola. Chiostri espone, ma
avverte in se stesso di non essere propriamente un pittore.
Intanto partecipa a concorsi umoristici (Bordighera, Canelli, Laveno
Mombello, ecc.) e si apre ai primi tentativi di satira politica (che non
lo ha mai convinto, visto che l’oggetto della satira ne è spesso anche
il committente), poi abbandonata (ma ha continuato a collaborare per
trent’anni a “Controstampa”, foglio di politica e varia umanità). Poi
mostre ed esposizioni umoristiche per l’Italia e (oggi) per l’Europa,
dove dà il meglio di sé.
In televisione è, sempre come umorista, a Telecupole (“Profumo di
caffè”, 1987), RAIuno (“Pronto è la Rai”, “Domani sposi”, “Canigatti &
C.”, “100 minuti”, dall’88 al ’92, tutte le puntate); RAItre-Videosapere
(“Scuola aperta”, “La stanza del principe”, “Robinson & Venerdì”, dal
’93 al ’96, tutte le puntate); infine altre minori. Ha lavorato con
Simona Marchini, Giancarlo Magalli e Rosanna Vaudetti (“Mi piace la
televisione: ha l’immediatezza, il colore, la velocità, il movimento che
ritrovo in me e nei miei lavori. E poi ha il suono”).
Collaborazioni editoriali: “La Stampa” di Torino e “Tuttolibri”
dal 1991; “Avvenire” dal ’92; “il Giornale” di Milano dal ’94, "Il sole
xxiv ore"
Poi pubblicazioni settimanali e mensili, riviste (“Amadeus” dal ’96 ecc
).
Libri. Illustra dal 1972. Gribaudi Editore: “Le suore del
divin sorriso”, “Il bilione”, “Anche il buon Dio nel suo grande
si diverte”, “Imprimatur”. Poi Marzocco, “Tra i ghiacci
con l’Esperance” (’79) e Garzanti, “Grammatica Italiana” (2
voll., ’99). E altri. Infine, “Ancora” (Milano), più tre
libricini miei: “Ingannare il tempo” (‘02), “Scherzi d’amore”
(’03) e “PerBacco!” (’04): umorismo, sì, ma anche una vena
poetica piuttosto marcata. "L'altra metà del sorriso", 2005,
Editrice Ancora, un libricino umoristico sulla donna. "Scampoli di
gioia", dicembre 2006, Genesi Editrice: un insieme di tavole in
b/nero, umoristiche, illustrative, poetiche.
Chiostri è uno che vive nella realtà, ma fuori dal tempo; infatti, le
sue tavole umoristiche sono quasi tutte a-temporali, non situate in
precisi momenti storici o di cronaca. Il surreale (Magritte, per es.) lo
ha ben influenzato; la scomposizione dei corpi, le cui parti lui fa
continuare a vivere di vita propria, in un funambolico carosello, lo
testimoniano. Nel suo segno c’è anche Savinio, e tanta parte del
Novecento italiano, da Sironi a Funi. E Longanesi! Lui, rimane un
figurativo (“l’umorismo ti costringe alla figura, all’immagine”),
estraneo all’astrattismo, che non capisce.
D’altronde dice di sé che, più che un bagaglio culturale, ha un
portabagagli culturale, il che è diverso. Prospettiva e movimento
sembrano essere le caratteristiche migliori dei suoi lavori, tracciati
con un segno preciso, nitido, essenziale e…moderno (absit injuria verbis
).
E’
felice di svolgere un lavoro manuale, e trasmette questa sua gioia. Dice
che, nell’inseguire un’idea, spesso cerca senza trovare e a volte trova
senza cercare. Forse nel suo cervello c’è un gioco di specchi, che
frazionano l’immagine, fino a crearne un’altra, magari in antitesi con
la prima. Infine, più che individualista, è un isolato, ha pochi o nulli
contatti artistici.
“Spero che nei disegni di Dio ci sia un disegno mio”, è la frase che gli
piace ripetere più spesso. Lasciamolo con questa convinzione.
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