2° edizione del Concorso di Poesia Emilio Gay: i risultati

Torino, 3 febbraio 2007

 

Sabato 3 febbraio 2007, alle ore 21, presso il Circolo dei Lettori (Palazzo Graneri della Roccia) in via Bogino 9, Torino), l’Associazione Unicorno, con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino, ha presentato l’incontro culturale sul tema “Unicorno: bellezza e simbolo”.

 

L’Unicorno animale fantastico veniva raffigurato come un cavallo bianco con le zampe posteriori di antilope, barba di capra e un lungo corno sulla fronte. Nell'ambito della cristianità l'unicorno divenne il simbolo di Cristo e della castità; si pensava che, essendo molto timido e puro, si facesse avvicinare esclusivamente da una vergine. Questo animale leggendario nasce, forse, dal ritrovamento dei lunghi corni a spirale dei Narvali morti portati a riva dalle onde. Il liocorno è tipicamente raffigurato come un cavallo bianco dotato di attributi magici, con un unico lungo corno avvolto a torciglione sulla fronte.

 

Interventi a cura dei relatori Guglielmo Gallino e Sergio Pasteris.

Brani al pianoforte eseguiti dal maestro Diego Mingolla.

 

Ha condotto Anna Cuculo.

 

Nel corso della serata si è tenuta la premiazione del secondo concorso di poesia Emilio Gay e la lettura delle poesie premiate.

 

Cliccando sui: Risultati del concorso si possono leggere i testi di tutte le poesie.

 

La Giuria era composta dal presidente Umberto Broccoli e dai giurati: Ola Cavagna, Tiziano Fratus, Guglielmo Gallino, Marina Rota, Marco Maccarelli. Segreteria: Rosy Bianchini di Martino.

 

 

Nel corso del suo intervento, Sergio Pasteris, qui nella foto ha, fra l’altro, affermato:

 

“Oggi, si riscontra una grave carenza di curiosità e di entusiasmo. La pietà ha avuto un pessimo cambio nel pietismo. La pazienza, la perseveranza, la venerazione sono quasi scomparse. Già da molti anni abbiamo un rifiuto per parole come ispirazione, consonanza, e c’è un divieto di lagrime per qualsiasi commozione artistica. Vige l’asetticità totale, un materialismo duro e applicato, che porta a robottare anche le composizioni artistiche. Fortunatamente esistono ed esisteranno sempre gli iniziati in ogni campo che, grazie a Dio, ripuliscono e ripuliranno con la loro saggezza le sbavature terrene. L’uomo è agli inizi e, come i bambini, è capriccioso e feroce, ed è convinto che la sua mente abbia già raggiunti il suo massimo splendore. Rimettiamo, quindi, quest’uomo-bambino a giocare nel suo box con il suo aspirante Io, un Io che lo porta costantemente a sostituirsi a Dio, Dio che pazientemente aspetta con fiducia che lo svezzamento passi e che il dialogo possa ricominciare. L’arte è anche espressione della divinità, divinità che canta il suo costante richiamo agli uomini sordi, testoni e presuntuosi. Sogno, entusiasmo, pazienza, perseveranza, la giusta riserva sull’accademismo, tutto questo viveva ampiamente in Emilio Gay. Il Poeta, via via, è scivolato tra i bagliori del barocco, tra il fuoco della speranza, tra le prime luci dell’alba e il loro affievolirsi al tramonto. Un po’ bohemien, con una voglia d’impegno, sovente affievolita dalla sua abilità di grande giocatore della parola. La grande felicità, la cosiddetta “dote”, a volte può diventare matrigna e l’impegno profondo, può non essere così incisivo da entrare e scardinare l’uomo fisico e l’artista. Ogni cosa ha però un suo tempo, nulla è mai perduto, tutto è sempre correggibile. Ma la vita finisce…ehm! La vita continua, ah, se continua. Non bisogna quindi mai arrendersi ma puntare in alto.. e un giorno l’ora giungerà! Allora usciranno gli gnomi, le ondine, le sifilidi… e ci guarderanno, e saranno come al solito stupiti che noi non capiamo. Ci vogliono comunicare che non sono fantasmi, ma che sono realtà. Sono nostri compagni di viaggio, come anche gli unicorni sono stati, a suo tempo, nostri compagni di viaggio.”

 


 

Nelle foto qui sotto, due momenti della serata, con il presidente di Poesia attiva, Bruno Labate (alle sue spalle, Anna Cuculo) e con il vincitore del concorso, Ivan Fedeli (alle sue spalle, Rosy Bianchini di Martino e Anna Cuculo).

 

 

 


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