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3. Edizione del Concorso
di Poesia "Emilio Gay" sul tema: "I cinque sensi"

Il tavolo della premiazione
LA GIURIA

Prof. Guido Davico Bonino - Presidente
di giuria

Rosy Bianchini di Martino e Anna Cuculo

Paola Mastrocola

I vincitori della sezione ragazzi, la
scuola elementare Martin Luther King
ED ECCO I POETI VINCITORI
DEL CONCORSO

1° classificato - Roberto Bruciapaglia
di Torino

2° classificato - Bruno Centomo di
Vicenza

3° classificato - Marco Pozzi di
Alessandria
Sensi di Roberto Bruciapaglia
Prima classificata
A piccoli passi
il lunario riscopre gusti sotto vetro
usanze disperse fra pentole appese
odori senza sonno
a lenire sogni
che girano invano su cardini rugginosi.
Il tempo riduce gli spazi
l’orecchio percepisce appena
la voce degli alberi
l’occhio accarezza appannato
l’aria che sagoma i fianchi dei monti,
i baratri aperti
e quelli serrati.
Le mani sfregate cercano il calore
che apra i pori sulla pelle.
Infine le parole cadono sul tavolo
vecchio di un bar
e rimbomba
il brusio degli assenti.
L’ora è irrigidita
a fare attente le costellazioni.
La storia è lì sul posacenere
dove lascio i pensieri
quando seguo le nuvole
incapaci stanotte
di prendere sonno.
In guerra, i cinque sensi d’uomo di Bruno Centomo
Seconda
classificata
S’invecchia a forgiare spade,
senza titolo di cavaliere per brandirne una.
Lacrime e ferite, occhi e odori
non bastano a difenderci dal tempo,
se già per catturare mosche
è sufficiente il sangue rappreso dei cadaveri.
Prima la notte cali si raccoglieranno i calzari,
le vesti sudate, ci si ruberà di mano qualche soldo:
noi villani sui campi di battaglia
si campa anche di questo!
II
Non basta pioggia a lavare
la sabbia che incerto trattengo
tra dita senza più colore.
Il mare sparge il suo fragore perché
lo si possa ascoltare, e
odore tracima per farsi respirare:
sto guardando colori che non oserei,
luci che mai lascerei sfiorare
i profili della tua pelle,
migrare memorie a incontrare la notte.
III
Fatto di sale appare il corpo confuso,
e del sale trattiene il gusto.
Contiene tra le valve gemelle
l’aspra eco del primo vagito alla nascita
e il finale lamento sopra il cielo.
Di ciascuna oscurità cocciuta
quale notte governi e preghiera misuri?
Marco Pozzi
Terza classificata
Per un’immagine di tramonto potrei
lasciar sconfinare il cielo dentro di me,
lasciarmi trafiggere in trasparenza
da ogni raggio vivente.
Una vista immensa sopporterà l’occhio
lucido di bellezza sperata,
senza che il sole lacrimi altra luce
ma con solo i colori, discretamente, a scaraventare colore
sulle mie pupille, fresche di primavera,
come una carezza al risveglio.
Immensa scintilla tra giorno e notte,
quel mare gotico verticale al firmamento
franto d’onde, pulsanti e sghembe,
eruzione, colata ad acquarello.
Antonietta Tafuri, I SENSI
Finestre spalancate sulla vita i sensi
invisibili antenne a captare messaggi e sbocciare emozioni…
Pretenziosi e ostinati tracciano la strada e conducono il viaggio al
pensiero
virano voglia o suggeriscono la resa
un tracciare l’itinerario a sbarcare alla foce.
Scorrono linfa i sensi a maturare il seme a farne pianta e frutto
conoscono vie segrete e lavorano in celate fucine
forgiano l’imperativo al cuore ed al pensiero
accendono desiderio e dettano il passo
conoscono salite e discese…fuoco e gelo.
I sensi…corredo alla vita che ci contiene e porta
compagni attenti a farsi scorta dal vagito all’ultimo respiro.
I sensi… discreti od esaltati sanno dolcezza e grinta
volano smania a cime alte e conoscono strade sommerse…lucernai e cantine
rampicano la forza, slacciano pretese e abbracciano sogni
vibrano note, scorrono nelle vene cielo e tenebre
piovono dentro fiamma e neve
aggrumano e distendono veritiero il messaggio.
I sensi: cinque fratelli a servizio della vita
Sempre vigili e pronti ad attivarci al fare e al dire
gonfiano la vela e crescono la voglia…
lanterne nella notte…uguale la valenza e la possanza.
Augusto Censi, PER MATTEO B., SUICIDA
Hai scelto con cura le scarpe,
senza badare allo specchio
che ti spiava, al silenzio stregato
della notte che inganna
la vita nel sonno e ci soffia
lontano in un bosco sul mare.
Hai guardato la giovinezza allo specchio,
quella con in bocca il sapore di mela
che si beve distratti a piccoli sorsi,
come se un otre non possa svuotarsi.
Quell’increspatura nel mare
è solo un tremolio di brezza,
un lieve tentennio nella voce,
mentre una scheggia ti punge
accarezzando un guscio di noce.
Una leggera vertigine ti prende
mentre guardi i mulinelli silenziosi
giocare con la corrente del fiume,
che a riva è già torbida e profonda.
O forse è solo il brontolio del bosco,
prima del temporale.
Ma la spina in gola non si toglie.
Come stille d’inchiostro nel latte,
un rovo ti sfiora i pensieri.
Un teatrino danzante di ombre
si vela dei petali del biancospino
che inquieta i tuoi sogni.
A lungo hai ascoltato il mare
lì sotto, in mezzo ai faraglioni.
Senza aspettarti di sentire
un lupo guaire, un ladro giurare,
o un omicida implorare pietà.
Senza chiedere al brontolio del mare
se rivedrai gli sguardi che si sono spenti,
come il sole nasce e muore lontano.
Invidi la serenità del mulo
che non pensa all’abisso del cielo,
alla vastità scura delle stelle,
ma bruca quieto le ortiche del cortile,
senza chiedersi perché dice addio.
Parli per ore davanti allo specchio
per non svegliare il sonno dell’usuraio
o il sorriso stanco d’una meretrice.
Vorresti baciare una scure gelata
scambiandola per una rosa,
per la prima rugiada di miele
colta nel letto di una donna.
Vorresti bere il suo canto,
per fuggire dall’ombra
che volteggia sui tuoi sogni
e si nutre dei tuoi battiti.
Ti sei incamminato
in una lotte di luna.
Le voci silenziose
degli alberi insonni
ti interrogavano invano,
mentre la tua ombra
li sfiorava di tenebra.
Claudia Marazzani, LE TUE MANI INCONSAPEVOLI
Non volevo abituarmi alla morte
che ti porti addosso.
Non volevo parlare di te all’imperfetto.
Ma la tua nuova dolcezza mi distrugge.
Un’oscura magnolia di pena
mi consuma.
Nel buio della notte disegno le tue mani.
Splendono, indifferenti.
Ardono come gli ultimi fuochi
di un’estate alla fine.
Al solo sfiorarle rabbrividiscono,
si ritraggono, petali spezzati,
si sbriciolano in fazzoletti di spuma.
Si perdono nell’inconsistenza.
Sono passati i gironi,
altri ne passeranno.
E poi gli anni e le stagioni.
Folli primavere bruceranno l’aria
e copriranno il ciliegio
di fiori bellissimi.
Verrà l’autunno con le nebbie.
Un tulipano pallido saranno le colline.
Lune vecchie e nuove
dipingeranno cieli sempre diversi.
Gli alberi lo sapranno,
e il vento che passa lo saprà.
E i cavalli che pascolano nei prati,
e i bambini che giocano nella sera
sui sentieri sabbiosi.
E anch’io lo saprò,
perché questa è la verità,
questa soltanto
e non ce n’è un’altra.
Ma tu non lo saprai.
Tu solo.
Non saprai che tue mani
non hanno più carezze da dare.
Non saprai più nulla
dell’antico dovere di vivere.
Davide Greco, SCACCHIERA
Il senso è un meccanismo perfetto,
una sfida geometrica, un gioco
da scacchiera per artigiani intagliatori.
Applicarlo è l’unico modo per conoscerti,
scoprirti con i pochi elementi a disposizione
in un palco per teatranti
che a stento riesco a dominare.
Parlo e reagisci, mi costringo a vedere
con i tuoi occhi per sapere quale dettaglio
muovere, senza vento e bufere
ti osservo come non potresti guardarti mai.
Attraverso i miei sensi investigo i tuoi
per condurre la ragione là dove non può esistere,
nel sentimento, nell’illusione,
sospeso fra arte e non arte di una geografia
in cui la mappa sei tu con i segni che fai
intravedere al mondo. Segreti, meraviglie
porte invisibili fra gli alberi sono nelle tue pause,
nelle disarmonie, in circostanze opposte
che riposiziono in uno schema coerente.
Da nodi sparsi ricostruisco l’insieme tuo generale
volontariamente dinamico o forse annebbiato
che si adatta di volta in volta. Ecco
il gesto a tenaglia intorno al movimento del prossimo pezzo,
tutta l’architettura per costruirla, così fredda, così mentale,
così vera, con il calore delle mie dita in movimento
che solo la tua mano può cogliere.
Domenico Corvaglia, L’ARMA DELLA VISTA
Di solito io non so distinguere un rantolo
da un rombo, sempre preso dalla voglia,
come sono, di solcare il cielo con la testa,
di fare, fra le nuvole, un giro sulla giostra
con l’acrobatica squadriglia dei pensieri.
A orecchie bendate, invece, riconoscerei,
anche stando lontano cento e cento miglia,
il brontolio dello stomaco di chi ha un posto
in piedi sulla carrozza in coda, agganciata
al convoglio lungo e lento, diretto alla stazione
calda di un pasto.
Stanotte colpiranno duramente, più di ieri,
di lama affilata il gelo, il vento col bastone.
Non basteranno a fare da solida barriera
quattro muri e un tetto sottili, di lamiera,
un letto e due coperte di lana di cartone.
Intanto, mi ricarico, deciso a spararmi
una dose calorica di azzurro nelle vene,
l’arma lunga della vista, puntata sul mare.
Miro su un’onda rigonfia che borbotta,
che scivola sul bagnato e rotolando sbotta.
Maurizio Barracano
L’anima canto finalmente grida
i vestiti s’ammonticchiano sull’erba
dove anche il sole d’oro gioca.
Il fuoco della terra all’aria si riunisce
mentre ogni senso in goccia d’acqua si
rapprende
alla notte la luna tace e si rinuncia.
Grotte di primaria pietra stupite
di un solo odore raggio allineate
nudo destino proiettano su pelle.
Ogni sapore si stempera in fiammate
i profumi si tingono di viola
estreme ali in ocra e nero fumo scritte.
Il ronzio dell’anima si svolge
tra lampi che già orizzonti fanno dèi
senso del corpo che s’eterna e tuona.
L’occhio nel dovunque è volto
tra scaglie di tempo esauste nel cadere
si ritrova carme nuovo slegato da ogni forma.
Terra adesso invoco a testimone
dei giorni che ho vissuto amando luci
dove non era polvere la morte.
Nicola Aurilio, GIOVINEZZA DI SAYED (olfatto)
Non profumano più albe negli occhi di Sayed
vano a volare nei giorni della vita
ma anche un sangue vinto cerca afrori di donna
e un sentiero per non morire.
Al suo abisso hanno dato un dio straniero
e una minestra che non sazia il dolore
mentre Sayed vorrebbe un altrove
e uragani di parole per dire vile la guerra
ma è stenta la voce degli ultimi.
A troppa morte è inchiodata il suo amaro
troppo discosto da ogni approdo è il cuore
in questa terra persa nell’odore del sangue.
Terra dove muoiono più bambini che vecchi
perché morire può essere una meta.
Alla guerra non basta sbranare carni
e prendersi tenerezza di vite
la preda che più ama è l’anima delle cose.
…Ora a Sayed ha comprato gambe di legno
e un vestito nuovo sua sorella Shayla
che di notte rientra sempre più tardi e più cupa.
E così l’aquilone è volato via per sempre.
I bambini di quinta della scuola
elementare M.L.King hanno partecipato anch’essi al concorso.
Queste sono le poesie con cui hanno vinto
una pergamena ciascuno, tre bellissime targhe d’argento ed un premio
speciale, che spenderanno in piaceri pieni di sapere, libri, spettacoli
o musei.
POESIA DELLA V A
GIARDINO AMICO
Sole sul nostro giardino
accende e colora
i nostri sorrisi.
Pini e betulle
trovano spazio per crescere.
Bambini felici
trovano spazio per correre.
Pioggia sul nostro giardino
foglie senza colpa
cadono in silenzio,
staccandosi dal loro braccio
di legno.
Bambini senza colpa,
come prigionieri
tra quattro mura,
aspettano impazienti
il ritorno del sole.
POESIA DELLA V B
IMMAGINI D’AUTUNNO
Contemplo le montagne
Dai colori incandescenti,
stelle radiose
in continuo mutamento.
Un nuovo capitolo
vedranno occhi
ampi e intensi:
gli alberi si spogliano
dei loro vecchi pensieri
che si disperdono per rinascere
in forma nuova e vitale.
Ora il fuoco vivo forte
scoppietta
come un bambino
in festa
e tutto diventa
pura bellezza.
I contadini presto
salutano il sole stanco
che svanisce a poco a poco
prigioniero del nulla
e lascia alla notte
i suoi segreti.
POESIA DELLA V C
VERSI SUI SENSI PAZZI
La tua dolcezza la vedo:
è il tuo sorriso
che mi accarezza e mi sostiene;
sono le tue labbra carnose
piene di gioia.
La tua bellezza la posso gustare:
è il tuo sguardo
che mi illumina e,
come un sole di miele,
scompare dietro al mare.
Il tuo calore lo ascolto:
è musica magica e inconfondibile,
che danza,
su un tappeto
di erbe infinito,
e mi attraversa il cuore.
Il tuo profumo di vaniglia,
particolare ed intenso,
che solo chi ti vuole bene può sentire,
come seta
avvolge la tua anima
insieme alla mia.
Nell’incanto dei sensi,
volano come pezzi versi pazzi.
Poesia Attiva:
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